Hotel Novecento - Piccolo Hotel 4 Stelle di Charme a Scicli, in provincia di Ragusa
SCICLI AND SURROUNDINGS

"Quel paese di cave e di grotte, d'alvei di torrenti e di rocciosi poggi, di fortezze e di castelli, di chiese e di palazzi d'un barocco bizzarro, dove personaggi e maschere dalla sguardo stupefatto sembrano affacciarsi dai balconi, dal colmo d'archi, di fastigi come spettatori e attori di un incredibile spettacolo" (Vincenzo Consolo)

"In cima alla valle centrale, Chiafura, c'è un castellaccio diroccato e una vecchia chiesa giallo-rosa, barocca, gesuita, distrutta da un terremoto e piena d'erba. da lassù in alto potei vedere tutta Scicli. Come un vecchio giocattolo, sul calcare, la città di uno scolorito ex-voto.
Nella piazza affollata di uomini neri, solo uomini, stavano facendo un pazzesco girotondo alcune giardinette urlando slogans in polemica dagli ltoparlanti. Poco più sinistra, imbucandosi tra i vecchi vicoli, sotto i vecchi palazzotti di Don Rodrighi sanguinari e assenti, passava, facendo altrettanto strepitio, una processione con una statua portata a spalla da un mucchio di uomini e, dietro, al trotto, una piccola folla al suono di una banda.
Visto così, da lontano, e dall'alto, Scicli era quello che si dice la Sicilia
" (Pier Paolo Pasolini)

Scicli fa parte, con altre città della Sicilia sud-orientale, del sito Le città barocche del Val di Noto, riconosciuto “Patrimonio dell’Umanità” e inserito nella World Heritage List dal Comitato del Patrimonio dell’Unesco nel corso della 26^ sessione tenutasi a Budapest nel giugno 2002.
La peculiarità di Scicli rispetto agli altri centri della Sicilia sud-orientale è la sua suggestiva collocazione ambientale: una città posta in una valle con sedimentazioni urbanistico architettoniche tra medioevo e ‘900 a fondovalle e lungo i pendii delle circostanti colline con il risultato di un dialogo unico e straordinario con la natura.
La città si organizza all’incrocio tra due valli quella di San Bartolomeo e quella di Santa Maria La Nova che vengono comunemente chiamate “cave” dagli abitanti; al centro le colline rocciose di San Matteo, del Rosario e della Croce. A pochi chilometri di distanza si trova il mare tanto che qualcuno ha scritto della città: " Scicli le cui case sembrano una flotta pronta a entrare in mare".
Dopo la presenza diffusa in età neolitica (Grotta di San Francischello) di insediamenti sparsi nella valle e sulle colline circostanti, documentata da materiali archeologici e continuata nell’Età del Rame (Grotta Maggiore) e nella fasi successive sicula, greca e romana, dovrebbe riferirsi all’età bizantina tra il VII e l’VIII secolo d.C., il primo nucleo del Castello dei Tre Cantoni sulla parte alta della Collina di San Matteo: una struttura difensiva che, nel corso dei secoli, fu ampliata e utilizzata prima dagli Arabi, poi dai Normanni e divenuta quindi avamposto militare della Contea di Modica di cui la città entrò a far parte a partire dal 1292 sotto la famiglia Chiaramonte.
La continuità tra età sicula ed età moderna è ancora leggibile sui due versanti della collina di San Matteo e soprattutto nel quartiere di Chiafura, insediamento rupestre che si sviluppa su più terrazze lungo il pendio collinare; un’area descritta da Pier Paolo Pasolini come “una specie di montagna del Purgatorio, con gironi uno sull’altro, forato dai buchi delle porte delle caverne saracene”.
Il catastrofico terremoto del 1693 che interessò l’intera Sicilia sud-orientale con oltre 60.000 morti fece a Scicli circa 2000 vittime. L’entità dei danni fu considerevole e si discusse a lungo se abbandonare o meno il vecchio sito. La decisione fu di ricostruire nello stesso luogo.

Le prime testimonianze architettoniche tardomedievali di Scicli si individuano in due architetture di altrettanti ordini religiosi francescani: la chiesa con annesso convento di Santa Maria della Croce e il complesso monastico di Sant’Antonio da Padova, oggi in parte rudere.
La cultura architettonica precedente il terremoto del 1693 che distrusse il Val di Noto è leggibile, in parte, in alcune chiesette rupestri scavate lungo i pendii delle colline di San Matteo e della Croce e, in parte, in alcuni impianti architettonici ecclesiastici monumentali. Delle prime sono ancora individuabili il sacello dello Spirito Santo con tracce di affreschi e le chiese di Santa Lucia, di Piedigrotta e del Calvario. Dei secondi l’opera che testimonia la continuità tra ‘600 e ‘700 è la Chiesa di Santa Maria della Consolazione all’interno della Cava di Santa Maria La Nova la cui facciata, a due ordini, con campanile isolato, l’unico rimasto in città, ha moduli classicistici e manieristici ancora di sapore tardorinascimentale con una accentuazione decorativa nei dettagli delle modanature ricorrente nella cultura del ‘600.
Nel cuore della città, nell’antica Piazza Fontana che oggi si chiama Piazza Italia, i Gesuiti, a partire dal 1631, costruiscono la loro chiesa di notevoli dimensioni. Il terremoto la demolisce solo in parte: rimane l’impianto seicentesco al suo interno mentre la facciata verrà ricostruita tra gli anni Trenta e Quaranta del ‘700. All’interno statua della Madonna delle Milizie legata alla tradizione religiosa della città
La Chiesa di San Matteo esiste almeno fin dall’XI secolo. Ampliata durante tutto il ‘600 viene poi ricostruita durante tutto il ‘700 in un impianto basilicale a tre navate con la facciata a due ordini che guarda verso nord-est. Nel 1874 verrà chiusa al culto e, per evitare crolli, sarà smantellato il tetto. Resta comunque il simbolo visivo della città.
Nel fondovalle i poli visivi più interessanti sono le chiese di San Bartolomeo e di Santa Maria La Nova.
Della prima Paolo Portoghesi, famoso urbanista, dice che si tratta di un’architettura “unica per la bellezza dell’accostamento con lo scenario naturale; sembra veramente una perla dentro le valve di una conchiglia”. L'interno della Chiesa di San Bartolomeo è il più ricco della città anche per quanto riguarda le opere d'arte conservate. Merita di essere menzionata un'opera che si trova nel transetto a sinistra: la Deposizione di Mattia Preti. Di fronte alla tela di Mattia Preti, nel braccio sinistro del transetto, si trova un Presepe monumentale tra i più belli e importanti della Sicilia.
La Chiesa di Santa Maria La Nova, nell’attuale fisionomia, rivela caratteri compositi date le sue complesse vicende costruttive. L’interno, a tre navate, con cappelle poste in asse nell’aula centrale, ha un disegno neoclassico ed eclettico Un cenno merita anche la scultura lignea del Cristo Risorto, immagine sacra molto cara agli sciclitani, legata alla domenica di Pasqua, momento nel quale si svolge in città una tra le più interessanti feste religiose dell'intera isola. In Piazza Busacca si affaccia il complesso della Chiesa e del Convento del Carmine, esempio tra i più raffinati della cultura rococò in area iblea.
Via Francesco Mormino Penna è stata dichiarata nel giugno del 2002, insieme a Palazzo Beneventano “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco. Una strada non progettata ma che, attraverso una serie di adattamenti, ha assunto una fisionomia scenografica dove le architetture tardobarocche vivono a fianco di Palazzi neoclassici ed eclettici dell’800 e del ‘900 all’interno di una continuità che trova coesione nella pietra dorata delle cave locali. Il riconoscimento dell’Unesco viene motivato dal fatto che Scicli partecipando alla grande ricostruzione settecentesca insieme alle altre città del Val di Noto, dopo il terremoto del 1693, creò un contesto unico e irripetibile. Palazzo Beveventano è uno dei più interessanti palazzi siciliani per l’invenzione delle mensole dei balconi con raffigurazioni grottesche fortemente ironiche e bizzare.

A poca distanza della città di Scicli, gli ospiti dell’Hotel ‘900 potranno scoprire le altre città del Val di Noto che fanno parte del Patrimonio dell’Umanita (Modica, Ragusa, Noto), siti archeologici (Cava D'Ispica, Kamarina, Caucana, Pantalica) e naturalistici (Riserva Naturale dell'Irminio, Vendicari, Pantani Bruno e Longarini) di notevole interesse e le magnifiche spiagge sabbiose del litorale ibleo.

Via Duprè, 11 - 97018 Scicli (RG) - Sicily, Italy
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